San Silvestro a Sessa Aurunca

Ma leggiamo come la nostra guida prosegue il racconto della tradizione del Buco Buco: “Questo singolare ed arcaico attrezzo è costituito da un recipiente di legno, rivestito nella parte superiore da una tela dalla quale fuoriesce un’asticella che è manovrata da un suonatore che delicatamente la stringe e muove con movenze ritmiche che si basano su di un cadenzato movimento di sfregamento e scivolamento della mano lungo tutta l’asta, inumidita dall’acqua. Tale movimento genera il suono tipico dello zuchete – zu. Prettamente maschile è la partecipazione collettiva che costituisce il gruppo. Il suono, che si protrae per trentadue strofe con un ritmo sempre uguale, trova il suo acme nel finale, caratterizzato dal cambiamento spasmodico di esso, da binario a ternario; la mano del suonatore intensifica lo scivolamento sull’asta e culmina con la “contata”, vero atto liberatorio .Oltre alla contata e al movimento dello zuchete zù in alcune realtà locali maggiormente si evidenziano precise movenze sceniche. A Corigliano, piccola frazione del Comune di Sessa Aurunca, ad esempio i componenti del gruppo e i zuchezuchisti accompagnano l’intercedere del suono e delle parole con un movimento sussultorio del bacino. Nella composizione della formazione, schierata per la partenza, i componenti si dispongono gradualmente in fila con a capo il mazziere che tiene tra le mani la “mazza” che secondo la credenza popolare ha la funzione di inseminare e fertilizzare il territorio percorso. L’atto finale si manifesta con il cambiamento di tempo e con l’assunzione da parte dei componenti del gruppo, di una disposizione circolare, lasciando all’interno del cerchio solo il Mazziere e il suonatore di Zuchete – zu (o Buco Buco) nel loro sensuale movimento, fino all’apogeo della “contata”, prima cadenzato dalla sola voce solista, poi dall’intera banda: “1,2,3,4,5,6,7,8,9,10” vero e proprio atto liberatorio di gruppo.”
Si noti come Virgulto specifichi che le squadre sono formate esclusivamente da uomini, induco a questa osservazione il lettore, o semplicemente gli comunico questo dato, per rendergli noto come nell’anno 2008, per la prima volta nella memoria fino a noi giunta di questa tradizione, una donna abbia preso parte ad una delle squadre nel ruolo, centralissimo, di cantante, generando stupore e curiosità all’interno della comunità sessana. Tuttavia le evoluzioni, espressione che trovo più corretta rispetto a “le novità”, non intimoriscono eccessivamente gli attori di questa tradizione, come ci spiega lo stesso Virgulto il Buco Buco ha conosciuto “aggiunte ed riadattamenti dettati dalle esigenze dei tempi. modificandosi nel corso dei tempi sia nella struttura musicale che nel testo originale, arricchendosi di nuove sfumature armoniche e di particolari immaginari, fondendosi con elementi di narrazione fantastica ed allegorica, Possiamo affermare quindi che il “Buco -buco”, almeno nel capoluogo, si è arricchito e si è evoluto nel corso degli anni in tre parti musicali nei tempi di: 4/4, di 2/4 e di 6/8.”
Chi scrive si rende conto che una variazione nella struttura ritmica o melodica del canto non equivale ad una modifica in quella rituale, ma
una tale riflessione esula dalle possibilità di questo scritto, si lascia al lettore tuttavia una ulteriore informazione e, probabilmente, un ulteriore spunto di riflessione. Altro particolare interessante, raccontatomi da Alberto Virgulto, come da altri bucobuchisti, tra cui Giovanni Loffredo, anche cantore del miserere, è quello relativo ad una sorta di gerarchia, o di apprendistato, presente all’interno delle squadre dei bucobuchisti, difatti coloro che per la prima volta prendono parte alla squadra, generalmente bambini figli degli stessi componenti, non hanno il “diritto” di poter suonare lo zuchete’zu, si inizia trasportando l’acqua necessaria per inumidire l’asticella dello strumento, per poi accedere a strumenti intermedi come tamburelli, scetavaiasse e quant’altro, soltanto dopo un lungo apprendistato protratto di anno in anno si può giungere, avendone le capacità, ad assolvere ruoli importanti all’interno della squadra come quello di suonatore, di cantante, di suonatore di zuchete’zù o addirittura di mazziere. Per completezza va ribadito, come già emerso dalla narrazione fattaci dalla nostra fonte, che quella di Sessa Aurunca non è l’unica forma di Buco Buco eseguita tutt’oggi, Sessa consta di un numero elevatissimo di frazioni in alcune delle quali vengono eseguite differenti forme di questo canto di fine anno, a tal proposito precedentemente si è accennato al caratteristico Buco Buco di Corigliano.
Testo: A. L. De Simone (tratto da Feste e Riti d’Italia). Adattamento a cura della Redazione