LAPP etnografie in corso

tracciato LAPP, ICPI-MIC di Paolo Sacchetti

Ascoltare, sentire, capire 

Quella vissuta a partire dal Lago Trasimeno (PG) è una esperienza etnografica lunga e intensa, costruita in oltre dieci anni di dialoghi e lavoro insieme ad artigiani. A partire dalle vite che sul Lago Trasimeno si dipanano nell’area sudoccidentale dell’Umbria, vediamo come le tessiture minute di paesaggi locali si intrecciano ai valori di paesaggi vissuti. La vita di un intrecciatore di canna palustre, di un singolo individuo, ci porta dentro alla divaricazione fra gli obiettivi legislativi e la loro attuazione. È infatti Orlando Zoppitelli, ultimo di una genealogia di artigiani, a mostrarci un equilibrato modo di stare al mondo in cui l’umano è solo una delle parti in causa (Marchesini 2023, 2024). Sono invece le artigiane Monica Maria Giacomelli e Solidea Mencarelli che a TrasiMemo, Banca della memoria del Trasimeno, ci accompagnano dentro al paesaggio utilizzato come leva per affermare un diritto, per tutte e per tutti, a una «[…] gestione popolare del territorio e di una politica democratica dei beni culturali» (Seppilli 2008: 193). Sono gli artigiani Sandro Belardinelli, Rino Messini, Benito Paglicci (fabbri) e Roberto Tini (produttore di materiali edili in cotto) che tracciano cartografie dei propri lavori e che segnano il paesaggio in maniera puntiforme e dialogica (www.trasimemo.it). È Antonio Domenico Loffa, artigiano del riuso, o come lui si definisce «artigiano della luce», che spiega come il lavoro possa essere una risposta etica al consumo (Marchesini-Parbuono 2024). Si tratta di differenti modi di abitare il paesaggio, provenienti da epoche diverse e da differenti storie di vita. Sono accomunati da “segreti” relazionali che dalla mano ragionano attingendo alle abilità apprese nel tempo e alle esperienze con lo spazio intorno. In anni di esperienze accade che si fabbrichino bene le cose e le relazioni e con l‘etnografia, pian piano, appare quel continuum tra l’organico e il sociale (Sennett 2012) che travalica epoche.  

Le storie dei singoli individui ci permettono di entrare dentro temi globali: l’agency dei territori e delle persone, i cambiamenti economici e sociali, gli spostamenti dai paesi per migrare in altri, la salute e il benessere, i paesaggi e il patrimonio culturale e ambientale, le ecologie e le cosmologie di gruppi e di singoli individui, l’heritagization e la patrimonializzazione. 

Nel LAPP si sono giustapposti diversi scapes di paesaggio, modi di percepire e le persone che, con le loro interrelazioni, lo fondano, lo curano e lo condividono. È il caso del laboratorio avviato a Langhirano su “Paesaggi, memorie dei luoghi, patrimoni, comunità di pratiche” all’interno delle attività di mediazione del patrimonio culturale progettate al Castello di Torrechiara, da cui è scaturito un fertile confronto di idee su aspetti fruitivo-percettivi capace di rigenerare, attraverso esplorazioni ed osservazioni, valori di appartenenza e socialità. Un progetto sperimentale nato per conciliare diverse visioni di tutela e valorizzazione e avviare processi di riflessione tenendo conto delle potenzialità del luogo-territorio e delle aspettative e dei desideri di “appaesamento” delle persone che lo abitano (armonizzando valenza simbolica e vita materiale). 

 Un laboratorio in cui i partecipanti hanno ritrovato il desiderio di guardarsi intorno e di raccontarsi, dando valore al territorio che li accoglie e da cui sono nate numerose attività culturali e divulgative di sensibilizzazione al paesaggio come bene culturale durante il periodo 2022 – 2023. L’area attorno al castello di Torrechiara è ricca di valori ambientali e patrimoniali dai quali prendere spunto per proposte innovative di conservazione attiva del paesaggio. 

Fulcro del progetto sono stati i momenti in cui si sono ricostruiti i legami con il Castello di Torrechiara: l’incontro del 28 febbraio 2023 nonché gli incontri preparatori alla passeggiata patrimoniale del 24 settembre 2023 durante le quali sono state mappate le memorie del territorio, coltivate affinità elettive, rilevate storie funzionali allo scambio, all’ascolto intergenerazionale e sperimentati altri tempi e altri spazi per l’apprendimento.