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Spazi, tempi e paesaggi delle feste
Il lavoro ci ha permesso di rileggere la dimensione festiva da vari punti di vista se come riferisce Mugnaini, la festa è «un modo tutto umano di piegare il vissuto attribuendogli valori diversi dal resto dal fluire quotidiano» la festa è anche luogo, tempo e pluralità di soggetti (2023: 23; 30).
A partire da questo privilegiato spazio documentativo e etnografico è stato possibile riflettere, con linguaggi contemporanei, sugli spazi, sui luoghi e sui tempi della festa.
In generale la festa è un’interruzione del tempo quotidiano che fa cambiare il paesaggio, trasformandolo da paesaggio quotidiano in paesaggio festivo attraversato da corpi che si muovono tra suoni, odori, colori, gesti ed emozioni. «La festa è […] il tempo in cui piccole e grandi comunità ritrovano sé stesse e si rifondano ciclicamente nella rievocazione di un mito» (Ranalli 2021) continuamente rielaborato e ricreato. La partecipazione conquistata e richiesta dai singoli soggetti e dalle collettività è un elemento chiave per comprendere le connessioni e le interazioni dei vari soggetti coinvolti; i sentimenti affettivi legati alla festa si dispiegano nelle percezioni dei paesaggi e dei luoghi della festa.
Le feste, come le tradizioni, cambiano e si trasformano con il passare del tempo e delle persone. La festa contemporanea non è slegata da controversie e conflitti: analizzare le feste contemporanee significa collaborare e negoziare fra partecipanti, mettersi in ascolto delle istanze umane e delle evidenze ambientali del territorio (Dei 2013)[1] che si abita.
Come emerge dai reportage, la festa è, quindi, un modo di costruire il paesaggio in cui si situa la comunità di sentimento (Appadurai 2001): infatti le feste tradizionali contemporanee fungono da dispositivo attorno cui ruota il vissuto di gruppi sociali, la cui vita è scandita anche da calendari festivi, che non limitano gli sforzi al solo giorno della festa, ma che lavorano per tutto l’anno all’organizzazione delle attività, coinvolgendo tutte e tutti. Generazioni differenti sono coinvolte in meccanismi di scambio e di trasmissione dei saperi fondamentali per il mantenimento delle pratiche connesse alle performance festive.
La festa contemporanea dando forma a un paesaggio negoziato (Papa 2016), ci fornisce la possibilità dì essere analizzata anche alla luce degli sguardi restituiti dai reportage. Le feste finora incontrate hanno a che fare con i paesaggi, naturali ma anche urbani (Festa della Madonna del Soccorso di San Severo (FG), rurali e spesso per diverse ragioni marginali. I paesaggi delle feste non sono soltanto lo spazio fisico ma anche il teatro nel quale ognuno recita la propria parte facendosi al tempo stesso attore e spettatore (Turri 2006), ma ad ogni paesaggio fisico possono corrispondere geografie di senso molto diverse tanto soggettive quanto collettive. Le feste, dunque, ricomponendo il mondo in frammenti (Geertz 1995) del
quotidiano, coniugano tradizione e innovazione, innestando nuove valenze su vecchi modelli, attribuendo «nuovi significati a simboli del passato» (Bonato 2020: 55). Il paesaggio festivo è un costrutto culturale che riflette le dinamiche sociali e le memorie selezionate di un gruppo umano. I legami fra noi e le cose, fra noi e gli ambienti naturali ridefiniscono quotidianamente i nostri paesaggi di senso, così come «riti di paesaggio», le feste (Ferracuti 2015: 143) offrono una riflessione sui processi di «ritradizionalizzazione» e «riapprendimento della tradizione locale» (Mirizzi 2016: 35) ovvero la continua trasformazione dei dispositivi festivi, adattati e reinterpretati alla luce dei cambiamenti sociali e culturali. I legami tra esseri umani, animali e altri elementi naturali, partecipano alla costruzione dei saperi, alle concezioni del mondo, alla costruzione dei linguaggi.
Le «nuove feste» (Bonato 2020) – come la Festa dei Cornuti di Rocca di Canterano nel Lazio, il parco Mutonia a Sant’Arcangelo di Romagna e Lucca Comics and Games – richiedono un approccio che riconosca la festa come una pratica viva e in continuo divenire.
Le feste di seguito presentate prendono vita in diversi paesaggi: dal paesaggio naturale a quello urbano, a quello post-industriale punk, dal paesaggio immaginato. La ritualità festiva si fonde con il paesaggio secondo percorsi che variano molto a seconda delle diverse feste. Per avere un’idea di questa varietà è sufficiente passare in rassegna alcuni dei dispositivi festivo/rituali che sono stati indagati e documentati nei reportage: i nudi di Lentini, veicolo di processi di incorporazione e di socializzazione dell’esperienza di sofferenza (Quaranta 2006); il Piantamaggio della zona della Valnerina, che emerge da una rielaborazione costante dei riti per la fertilità dei campi; il Maggio di Accettura (MT), la “Foresta che cammina” a Satriano (PO) – un’invenzione nata dall’iniziativa di un gruppo di ragazzi che, accomunati dal desiderio di riformulare il significato simbolico del Rumit e di mettere in campo la loro agency (Ferracuti 2015), hanno invaso le strade di Satriano vestendo i panni dello spirito della vegetazione e dando nuova respiro alla loro esperienza di vita attraverso la sfilata – infine, ‘U pisci a mmare di Acitrezza (CT), una rappresentazione esagerata e giocosa di una tradizione che si evolve e si adatta ai cambiamenti del tempo (Bonanzinga, Di Mariano 2009), o la festa del mare di San Giacomo Apostolo di Levanto in Liguria, che fa emergere nella metafora festiva il rapporto oggi sempre più complesso con l’ambiente e l’attività della pesca.
Gli eventi della contemporaneità, le pandemie, la crisi climatica e i cambiamenti sociali e territoriali hanno influito sulle feste tradizionali e non. Legami Intangibili ci porta a esplorare l’intersezione tra le feste e il mondo dell’antropocene attraverso due ambiti: quello ecologico (Ingold 2001) e quello che riguarda il patrimonio come un processo vivo e dinamico. Le feste, infatti, oltre che dispositivi celebrativi/rituali/performativi, sono soprattutto punti di osservazione diversi che si muovono (e si rinnovano) nel solco delle tensioni e delle trasformazioni del nostro tempo (Zerilli e Pusceddu 2024).
Gli eventi globali che hanno segnato la contemporaneità — le pandemie, la crisi climatica, i cambiamenti sociali e territoriali — hanno riconfigurato le interconnessioni tra ambiente e società, rendendo sempre più evidente la necessità di una riflessione sul nostro modello di sviluppo e sulle nostre pratiche quotidiane (Lai 2020). Inoltre, hanno avuto un impatto significativo sulle feste mettendo a dura prova pratiche culturali che, nel rischio di scomparire, attraverso forme di rielaborazione, hanno trovato il modo di continuare ad esistere.
Le feste si svolgono in contesti diversi segnati dalla crisi ambientale o dall’emergere di nuove prospettive e forme di produzione di valore e valori legati al “patrimonio”: dovendo fare i conti con il cambiamento climatico, con i conflitti legati alla gestione degli spazi urbani e con le trasformazioni delle politiche sul territorio, molte realtà festive hanno subito variazioni notevoli a più livelli; ad esempio, nel caso della dezarpa (la discesa dagli alpeggi in Valle d’Aosta), la mancanza di risorse necessarie (acqua e fieno) per la produzione dei prodotti caseari (fontina) causata da un cambiamento climatico sempre più palpabile, minaccia la vitalità di tutta la produzione costringendo gli allevatori a confrontarsi con la necessità di rinegoziare i tempi del suo svolgersi, il suo significato e la sua modalità di espressione (Bonato 2017).
Le feste, dunque, come spazi in cui si riflette su ciò che sta cambiando nel nostro rapporto con il mondo: come nell’esperienza plurigenerazionale del gruppo di ecoartisti Mutoid, che dopo anni di vita e attività nel territorio di Sant’Arcangelo di Romagna ha visto messo a rischio anche il proprio spazio di vita
Infine, la festa della Madonna del Soccorso di San Severo (FG) è un esempio di come partire dagli aspetti problematici di un cortocircuito fra normativa e tradizione della festa possa essere una occasione per innovare e costruire percorsi di ricerca e di salvaguardia che facciano leva sulla coooperazione e partecipazione effettiva delle parti coinvolte (Fichera-Marchesini 2025).
[1] A questo proposito si veda anche Mugnaini 2022.